Stai visualizzando un post scritto nel mese di December nell'anno 2009.
Postato il 28 December, 2009.
Categoria: Concerti Live.
Leo Pari, parole che vengono dal futuro
In uscita Non Parlerò d’Amore, primo singolo dal nuovo album
Verrà ufficialmente presentato sabato 24 ottobre il primo singolo estratto da Lettera al Futuro, il nuovo lavoro di Leo Pari che uscirà nei prossimi mesi. «Non Parlerò d’Amore l’ho scritto una mattina – racconta il cantautore romano – dopo essermi reso conto che il novanta per cento dei brani trasmessi alla radio parlano sempre e comunque di storie d’amore, in tutte le salse… il protagonista di questa canzone invece vuole ribellarsi, non vuole parlare d’amore e non vuole neppure sentirne parlare, per il semplice fatto che è rimasto fortemente scottato e deluso dall’amore stesso. E’ per certi versi un gioco dell’assurdo – spiega l’autore di musiche e testi dell’intero album – e sicuramente c’è una vena di sarcasmo nelle parole di questa canzone».
Dal punto di vista musicale Leo Pari ha scelto la via della sperimentazione, sviluppando un brano che parte con un classico «riffone di chitarra elettrica che ti fa fare le corna con la mano», per poi sfociare in un ritornello in tre quarti dalle sonorità “electro battistiane”. «E’ in effetti una caratteristica che accomuna tutti i brani di Lettera al Futuro – dichiara l’artista – la miscellanea di più generi all’interno di uno stesso brano: il rap old-school, che si insegue con il funk ed il rock pesante, senza escludere una forte componente cantautorale. Questa è la mia lettera al futuro, come se volessi lasciare ai posteri un album su cui esprimere un’ardua sentenza. Credo che questo sia un album di passaggio, soltanto un solco sulla strada che mi sta portando verso un luogo sconosciuto, ma che inizio ad intravedere da lontano».
Così anche il videoclip che accompagnerà l’uscita del singolo Non Parlerò d’Amore si colloca idealmente in quella linea che separa tradizione ed innovazione: la scelta di videocamere con ottiche anni ’80 per regalare un effetto vintage unite al sapore esotico della location, una Kiev dagli antichi rimandi ma proiettata verso il futuro. La regia, curata da Saku (Lacuna Coil, Piero Pelù, Linea 77, The Niro, Casino Royale), ha saputo evidenziare la forza ironica di un pezzo che si candida a diventare un tormentone del prossimo inverno.
LeoPari.it,
il primo vero sito Social
Per il lancio del nuovo album l’artista ha creato una vetrina web senza precedenti
Sta facendo il giro delle radio italiane e presto sbarcherà anche sul piccolo schermo il brano Non parlerò d’amore, primo singolo estratto dal nuovo lavoro di Leo Pari, Lettera al Futuro. La voglia di rompere con certi schemi, sia musicali che stilistici, ha portato il cantautore romano a puntare su una promozione “alternativa” rispetto ai canoni della discografia tradizionale. Per questo uno dei principali mezzi di diffusione del brano è stato proprio internet, con un progetto web rivoluzionario che ne ha accompagnato l’uscita: basta andare su HYPERLINK “http://www.leopari.it” www.leopari.it per capire quanta innovazione si nasconde dietro questo esperimento. Aprendo l’home page è possibile ascoltare la versione completa del singolo, mentre un fumetto mostra l’ultimo “cinguettio” Twitter di Leo; basterà poi un click per entrare in un mondo fatto d’interattività e contenuti sempre aggiornati.
Potenza del “social”, si potrebbe dire, visto che tutte le sezioni sono collegate ad altrettanti siti 2.0 che ne garantiscono l’alto livello di interazione: le news arrivano direttamente dal blog WordPress, mentre le foto sono collegate al canale Flickr dell’artista, con la possibilità di seguirlo attraverso il proprio account. Stessa cosa vale per i video, tra i quali spicca quello girato a Kiev relativo al nuovo singolo, che provengono dal canale You Tube del cantautore. Di forte impatto anche le sezioni Musica, Tour ed Info, mentre dalla pagina Extras è possibile scaricare gratuitamente sfondi personalizzati per Pc ed iPhone.
«Questa architettura riflette la nuova tendenza del web di partecipazione e condivisione dei contenuti – spiegano Rosbeh Zakikhani e Mario Inghilleri, Creative Director e Graphic Designer del sito – che vengono pubblicati sui rispettivi canali Social, dove sono evidenti i vantaggi per esposizione e interazione con il pubblico. I contenuti raggiungono un maggior numero di utenti che possono commentare, condividere, aggiungere ai preferiti e consigliare ad altri utenti… il tutto con grande facilità, tramite gli strumenti che già utilizzano quotidianamente». Nemmeno il caro vecchio MySpace ed il tormentone FaceBook sono sfuggiti a chi ha lavorato sulla nuova immagine di Leo Pari, i cui canali sono anch’essi presenti sulla Home Page per entrare direttamente in contatto con l’artista ed essere così sempre aggiornati sulle novità in arrivo. Facile prevedere che ne vedremo delle belle. Nel frattempo Non parlerò d’amore sta ottenendo ottime recensioni ed un crescente interesse del pubblico, segno che l’attesa per questo nuovo lavoro di Leo Pari è stata ben ripagata.
Mr.Vale nasce nel febbraio del 2007, lasciandosi alle spalle le varie cover e rock band di cui aveva fatto parte, per dedicarsi unicamente ad un progetto acustico fatto di pensieri, immagini, paure e melodie. Dopo un primo periodo da solista, fatto di grancassa, voce, chitarra, strani momenti e piccoli palchi, a lui si uniscono le melodie di un flauto traverso, interpretato da Paola, e più tardi le note di un basso elettrico, suonato da Enzo. Mr.Vale non saprebbe definire bene a che genere musicale appartengano le sue canzoni, forse non sa neanche lui cosa sta’ facendo, ma ad ogni modo continua a farlo.
Postato il 28 December, 2009.
Categoria: Carlos, Concerti Live.
DALLE 22
ABBLIGLIAMENTO ONLY ‘70
Postato il 25 December, 2009.
Categoria: Carlos, Concerti Live.
Postato il 25 December, 2009.
Categoria: Cineclub, Concerti Live, NEWS EVENTI.

CARNE
ENOMISOSSAB, voce e corpo
ANDY RIVIENI, fantasmagoria moderna
Svuotati del proprio corpo, mercificato ed esibito in una dimensione digitale perfetta; circondati minacciati da una mutazione psicocognitiva che agisce direttamente nella psicosfera.
Il rapporto tra esseri umani viene gestito attraverso riduttori digitali di complessità: il denaro e i suoi simboli, la tecnologia invasiva, l’informazione spettacolo ed infine lo stereotipo.
1. LA MERCE PERFETTA
Droga. Cut-up di una lirica di A. Camerini per voce e fantasmagoria. Inserimenti elettronici di F. Balbo.
2. IL VIRUS PERFETTO
Pubblicità. Voce, fantasmagoria e campionamenti.
La distruzione del linguaggio umano attraverso un massacro periferico, replicabile, contagioso.
3. NAGASAKI DOPO LA PIOGGIA
Alienazione. Cut-up di una lirica dei CCM per voce e fantasmagoria.
Lo scenario postindustriale.
“Advertising is the very soul of humanity”.
Durata della messainscena 30′ circa. Salvo bis improvvisati.Le luci saranno spente, così come i telefonini: è invece consigliata l’accensione del cervello.
NESSUNO DEI DUE ARTISTI E’ ISCRITTO ALLA MASSONERIA
Cento anni prima dell’invenzione nefasta dei fratelli Lumiere giravano per l’europa scienziati maghi e ciarlatani che usavano macchine che producevano immagini a colori e in movimento, fantasmatiche per l’appunto. Il fantasma è l’immagine dell’irreale, il suo strascico nel mondo dei cinque sensi. Il fantascopio è lo strumento che permette alla fantasia di “rendere brutte le cose belle e belle le cose brutte” (definizione di un bambino di prima elementare che sa usare il fantascopio). La Fantasmagoria è lo spettacolo che l’irreale fantasmatico dà a beneficio dell’umano-quotidiano spettatroce. La prima cosa di cui mi sono reso conto quando, nel finire del secolo scorso (di cento in cento ahimè) sono inciampato nel Fantascopio è stato che con questo strumento non potevo assolutamente riprodurre la realtà. La sua sfocatura e le sue imperfezioni lo legano idissolubilmente al mito della caverna e quindi all’inconoscibile. Quindi l’equivoco della locomotiva che fa scappare gli spettatori e che convince tutti che gli aereoplani distruggono i grattaceli non mi riguardava. Definitivamente. Quindi da me e dal mio fantascopio otterrete solo sogni, qualche incubo, e qualcos’altro ancora che non so neanche io cos’è ma vale la pena di vedere.
Postato il 14 December, 2009.
Categoria: Carlos, Concerti Live.
Più che un album, una vera e propria dichiarazione d’intenti: Solido è quel che bisogna essere al giorno d’oggi per non subire i cambiamenti della nostra società, gli stravolgimenti, le verità falsate, le pressioni e la crisi che incombe sulla società di oggi. Così è diventato un credo per gli ATPC (acronimo di Alta Tensione Produzioni Clandestine) quello di mantenersi solidi, per non perdere la voglia di continuare a fare rap, qualcosa in cui sia Rula che Sly credono dal primo giorno.
Gli ATPC con Solido hanno saputo aggiornare il sound alle migliori sonorità d’oltreoceano, senza però mai perdere lo spirito che li anima dal primo giorno.
A quattro anni dall’uscita del loro ultimo album Solido, il nuovo lavoro degli ATPC su etichetta La Suite, è un ritorno alle origini dei temi cari della street life per il duo torinese composto da Rula e Sly. Uno dei gruppi hip hop italiani fra i più conosciuti e longevi in Italia, con Solido gli ATPC delizieranno i fan con quattordici brani di una bellezza naive, quella che si apprezza solo agli esordi di una band storica dell’hip hop italiano, sulla pista dalla prima metà degli anni novanta. In Solido – come spesso è capitato in passato agli ATPC – alcuni amici hanno collaborato ai pezzi, come per esempio Patrick dei Casino Royale, Primo dei Cor Veleno, Maxi B dei Metrostars, ma anche Livio degli Huga Flame e Bassi Maestro che hanno prestato il loro prezioso contributo producendo la titletrack Solido e il primo singolo Mi Piace.
Solido non significa nè politica, né Tv, né moda, è la semplice vita di tutti i giorni nei luoghi dove le persone si incontrano e si confrontano, quel che succede nelle case della gente comune, o sulle panchine mentre si parla di tutto. Solido è semplicemente la voglia di raccontare storie comuni tutti i giorni. In un mondo in cui per farsi notare bisogna per forza esagerare, essere Atipici vuol dire essere “normali”. Dopo essersi presi la necessaria pausa per trovare l’ispirazione e buttar giù le rime giuste, Rula (all’anagrafe Filippo Brucoli, nato nel 1972) e Sly (GianLuca Correggia, anche lui nato nel 1972) non hanno paura ad ammettere che Solido è stato un album difficile da realizzare.
Un album che non cede ai cliché triti e ritriti di bling bling, puttane e macchine molleggiate perchè Solido è un disco adulto, essenziale, senza futilità, che dimostra che, anche se passano gli anni, l’attitudine degli ATPC è sempre la stessa. Un album al passo coi tempi dal punto di vista dei suoni e degli arrangiamenti, classico e allo stesso tempo di pancia, che mette insieme pezzi conscious e storytelling degli argomenti più svariati.
Disco aperto anche a momenti più leggeri e alle collaborazioni con veterani della scena musicale nostrana come quella con Patrick dei Casino Royale in “Fino in Fondo”, con Primo dei Corveleno in “Next Generation”, un pezzo dedicato ai ragazzi di adesso, e ai loro problemi.
| ATPC BIOGRAFIA |
ATPC o A.T.P.C. (acronimo di Alta Tensione Produzioni Clandestine) è un gruppo hip hop italiano fra i più conosciuti e longevi d’Italia. Il duo torinese, inizialmente conosciuto semplicemente come Alta Tensione è costituito da Rula, (all’anagrafe Filippo Brucoli, nato nel 1972) e Sly (GianLuca Correggia, nato nel 1972). Quando si conobbero, più di vent’anni fa ad un concerto dei DeLa Soul, Rula e Sly portavano avanti le stesse attività: entrambi smanettoni sul mixer e appassionati di rap, mettevano dischi e cacciavano rime, così decisero di collaborare.
Fondarono gli Alta Tensione e arrivarono alla ribalta della scena underground proprio quando le Posse iniziarono a far conoscere il linguaggio rap in Italia, facendo da spalla in quegli anni ai concerti fra gli altri di Isola Posse, 99Posse, TorinoPosse e via dicendo. Giovani e inesperti (“un gruppo di ragazzini “squinternato”, come dice oggi Rula, riguardo ai primi periodi), gli Alta Tensione pubblicarono un primo singolo Dimmi Ridimmi su Irma Records ed Eureka fu il primo album, pubblicato nel 1994 in gran ritardo rispetto al singolo, a tal punto che non rispecchiava più il nuovo corso, e decisero di pubblicare un nuovo lavoro, maggiormente al passo con i tempi.
Un nuovo nome era necessario per dar senso ai cambiamenti, così nacquero gli Alta Tensione Produzioni Clandestine, il cui acronimo è appunto ATPC. Gli ATPC dal vivo trovano consistenza e energia, sono energia veicolata da un messaggio chiaro e trasportano sul palco tutta quell’energia sinonimo di Alta Tensione. Il loro groove potente, le rime mai banali furono l’apripista ad un contratto discografico importante. Firmarono con V2 Records e scrivono un album, Anima e Corpo, in cui un giovanissimo Tiziano Ferro ha prestato la sua voce R&B ai cori di un brano, Sulla mia Pelle: collaborazione che prosegue nel tour che ne è seguito.
Dal punto di vista musicale, gli ATPC sono geneticamente degli innovatori. Da sempre molto avanti nelle scelte musicali, metabolizzano le sonorità provenienti dal rap USA per farle entrare nel loro DNA sonoro:la peculiarità degli ATPC è la sperimentazione pur non dimenticandosi mai dei canoni classici dell’HipHop,rap a colpi di basi e rime.
Fare cose nuove, per migliorarsi ed andare avanti sempre con la chiave dell’hip-hop in tasca, cercando nuovi lidi ed ampliandone il raggio d’azione.
Negli anni 2000 – “anni bui dell’hip-hop”, precisa Rula – esce il terzo disco, Nel bene e nel male che ottenne risultati notevoli per essere autoprodotto. “A quel punto era necessario continuare con le proprie gambe” spiega Rula, così gli ATPC fondarono una propria label, La Suite Records.
Durante la loro carriera gli Atpc si sono sempre dedicati al supporto e allo sviluppo della cultura Hip Hop Italiana, producendo vari gruppi emergenti quali Onemic, Principe, DJ Fede, Palla & Lana, Tsu, etc…e dando vita a progetti importanti come, Suite Foundation, Sopravvissuti e 50 Mc’s, vera e propria opera rap in due volumi che riuniva la scena italiana hip hop degli ultimi anni 90, raccogliendo il contributo rappato e suonato di più di 100 artisti in totale.
La loro partecipazione a svariati mixtapes, compilation e progetti a livello nazionale li ha resi uno tra i gruppi più influenti del rap italiano. Nel 2004 esce Idem, che comprende partecipazioni di Boris (Tribà), Bassi Maestro, Africa Unite, Tormento e altri artisti della Suite Foundation. Questo ultimo progetto li vede più maturi rispetto alle precedenti produzioni e consente loro un salto di qualità a livello di esposizione mediatica e di live.
Poco interessati a seguire le mode, gli ATPC spingono affinchè l’hip-hop sia un momento aggregante e non di setta e, forti di questa convinzione fondano Hip Hop City, negozio di Torino di abbigliamento urban, che è luogo di incontro cittadino per chi ama la musica, la cultura e il suddetto stile.
“Tornare a noi è stata una delle conquiste più belle, guardarci negli occhi e scoprire che, dopo 20 anni, la luce è sempre la stessa” ha detto Rula. “Chi cerca l’hip-hop fatto come si deve, fatto con basi serie e solide, può contare ancora su di noi”. E’ questa è la nuova luce degli ATPC, resa più intensa da un’esperienza ventennale al mic.
Postato il 13 December, 2009.
Categoria: Concerti Live.

“La Situazione Chimica”, prende il nome da un brano contenuto ne “I frutti della pazzia” di Enrico Supertino, e sino ad ora ha cambiato la sua formazione di volta in volta a seconda del progetto. I componenti della Situazione Chimica, spesso sono i musicisti con cui Supertino collabora alle sue registrazioni e con cui suona dal vivo. Il progetto attuale che coinvolge principalmente stumenti ad arco, si propone di unire le eperienze più contrastanti in unico sound, unendo il linguaggio cantautorale e le sonorità punk con l’armonia se pur semplice e basilare, derivante dalla musica classica. In seguito ad un paio di apparizioni dal vivo e di registrazioni provvisorie, Supertino e “la Situazione Chimica” si preparano per la realizzazione di un concept-album che racchiuda al meglio il loro lavoro, dalle canzoni più semplici alle composizioni strumentali più articolate.
Postato il 30 November, 2009.
Categoria: Carlos, Concerti Live.
Giancarlo Frigeri vince il PIMI (Premio Italiano Musica Indipendente) come miglior disco autoprodotto del 2009.
del progetto IN LOVE dice:
Con i Mosquitos ci siamo incontrati parecchie volte nel corso degli anni. Erano contatti assai fuggevoli, fatti di sguardi e poche parole, di amplificatori montati e poi rimessi in furgone, di soundcheck fatti male e in fretta, di dischi scambiati con grande piacere e di belle parole spese vicendevolmente durante le rispettive interviste. Proprio per dare un seguito alle belle parole, cosa che nel nostro paese sembra evidentemente rivoluzionaria, ho provato a sottoporre loro questo progetto e loro hanno aderito entusiasticamente. Ne è nata un’amicizia più profonda che fa si che ogni tanto io vada in quel di Frosinone e mi senta esattamente come a casa mia. Ne sono nate dieci canzone registrate in un giorno e mezzo, come si faceva tanti anni fa quando la musica rock veniva fatta come si deve. Ne è nato un disco che conserva sia gli innumerevoli slanci, sia le numerose imperfezioni nell’esecuzione. Un disco che è celebrazione pura della vita vera, anch’essa imperfetta e fallibile ma capace di slanci straordinari che le danno il valore che giustamente ha. Buon ascolto.
Giancarlo Frigieri
—-
Capita che ti arrivi una proposta che non puoi rifiutare…
Mosquitos
BIOGRAFIA
Batterista del nucleo originario dei Julie’s Haircut e in seguito motore dei Joe Leaman, con i quali ha pubblicato 4 album dal 1999 al 2004, ha in seguito cominciato una carriera solista che lo ha portato ad incidere l’acclamato “Close your eyes, think about beauty”, album che unisce un songwriting particolarmente ispirato a sonorità crepuscolari di assoluta presa. Recentemente ha pubblicato un 7 pollici insieme a Chris Eckman, cantante dei Walkabouts e produttore dell’ultimo album di Steve Wynn e di Willard Grant Conspiracy. I due si scambiano vicendevolmente una cover.
Formatisi come trio – Mario Tartufi, Gianluca Testani e Fabrizio Gori – a Frosinone nel 1996, i Mosquitos incidono il primo demo due anni dopo e nel 1999 pubblicano l’album d’esordio “I only use my gun whenever kindness fails”, con l’etichetta catanese Viceversa.Subito evidenti le coordinate del gruppo, fondate su una miscela di rock grezzo e neo-psichedelia, venata di riferimenti pop e new wave, volutamente “sottotono” e d’impianto lo-fi. Nel successivo “The sophomore EP” tre brani dall’album vengono reinterpretati in nuove registrazioni. Mantenuto costante l’assetto della formazione base, arrichita per l’occasione da un secondo chitarrista e da una pianista/tastierista, i Mosquitos approdano al secondo album nel 2003, dopo aver assistito alla forzata chiusura della Viceversa. Con una nuova etichetta, la trevigiana Fosbury, pubblicano “Electric Center”, che rielabora le intuizioni del debutto in forme sonore e compositive più mature e compiute. A seguito dell’uscita del disco, la band effettua numerosi concerti in tutta Italia, inserendo spesso nelle setlist cover di vari generi ed epoche. Dalla mai sopita passione per la musica “venuta prima” nasce l’idea di incidere un intero mini-album di cover: “Brian di Nazareth and other assorted teen idols” stampato esclusivamente in vinile 10”, vede la luce nell’autunno 2004, ancora con il marchio della Fosbury records. Nella primavera del 2005, i Mosquotis iniziano i lavori di preparazione del nuovo album, Ventilator Blues, poi uscito alla fine di Maggio 2006 ancora per Fosbury Records.
LINE UP 2008
Mario Tartufi: Voce, chitarra
Gianluca Testani: Basso
Fabrizio Gori: Batteria
Sandro Tartufi: Chitarra
DISCOGRAFIA
I only use my gun whenever kindness fails (Viceversa 1999)
The Sophomore EP (Viceversa 2000)
Electric Center (Fosbury 2003)
Brian Di Nazareth and other assorted teen idols (Fosbury 2004)
Ventilator Blues (Fosbury 2006)
Postato il 18 November, 2009.
Categoria: Concerti Live.
Dainocova è un personaggio che ho conosciuto qualche tempo fa.
Lo incontrai per caso su un traghetto che attraversava la baia di Sydney dove lavorava come uomo di fatica , i colleghi lo chimavano cosi: “he Dainocova”.
Credo di non aver mai visto una persona dall’aspetto cosi terrificante, tale da poter sembrare il mostro di un fumetto.
Nonstante ciò mi trasmise subito una certa sicurezza mentre lo sentivo biascicare ridacchiante che il suo nome era Dino , Dino Cova.
La sua è la storia come quella di mille anime in perenne movimento.
Un vincente che sa perdere , con il suo occhio spettatore ha già visitato passato e futuro.
Viene dal mare, attraversa la terra ferma per conoscere le genti, parlare alle stagioni, amare le donne e nel mare…. ci torna puntualmente a morire.
So Tutto questo di lui perchè è da quel momento che Dainocova ha iniziato ad albergare in me e mentre scrivo, disegno,viaggio e faccio concerti, continua irriediabilmente a metterci il suo zampino!
Postato il 17 November, 2009.
Categoria: Cineclub, Concerti Live, NEWS EVENTI.
B.K. in Musik (Buster Keaton In Musica)
Personaggi:
Buster Keaton: lui stesso
CineOrchestrA: musica e suono
II cinema è un arte “sonora”.
Potrebbe risultare piuttosto bizzarra quest’affermazione di apertura ma risponde ad una semplice verità che, spesso, sfugge al fruitore cinematografico.
Si è soliti asserire ‘vado e vedere un film’, ‘ho visto talaltro spettacolo’ e via discorrendo. A ben guardare non si tratta di frasi errate ma, per così dire, incomplete. Il cinema infatti non lo si vede soltanto ma lo si ascolta anche; esso è una Creatura Audiovisiva, l’incontro tra l’immagine e il suono/la musica.
Si, è vero, il cinema è figlio tanto della pittura quanto della fotografia ma vive e pulsa con il suono, dove con suono intendo il suono puro (d’ambiente, voci etc.) e la musica.
Fermo restando ciò che si è detto il cinema è, da sempre, sonoro, dai Lumière ai giorni nostri.
Dagli anni ’30 del ‘900 si sono prepotentemente imposte la voce e la musica filmica anche se, quest’ultima, era presente già nei decenni precedenti. Essa era un commento live ad opera di un musicista singolo, spesso un pianista, presente in sala.
La musica ha lo strano ed inspiegabile potere di condizionare e mutare ciò che commenta ed accompagna. Gli esempi sarebbero centinaia di migliaia e tutti degni d’interesse ma non è questa la sede per dilungarsi.
Piuttosto questa è la sede per presentare un progetto di rivisitazione utilizzando gli strumenti del passato (la musica live che commenta un film muto) con una concezione ed uno stile che appartengono alla contemporaneità. Detto questo la CineOrchestrA accetta la sfida e si getta nella sonorizzazione del film muto, cercando di cogliere i moti dell’anima del regista e mettendosi completamente in gioco rimusicando immagini musicate nelle fumose sale cinematografiche quasi un secolo prima.
La scelta compiuta dalla formazione è ricaduta su uno dei maggiori rappresentanti del grande cinema muto americano: Buster Keaton.
“Buster” ossia “che toglie il respiro” oppure “piccolo fenomeno”, come pare lo abbia soprannominato Harry Houdini. Un nome di riguardo per un ometto di esile corporatura nato e cresciuto in una famiglia di vaudeville che cambiò le regole del cinema comico degli anni ’20 con inserti di esperienze che derivavano dal suo retroterra familiare. Dobbiamo sapere, infatti, che Buster, da bambino, era parte integrante degli show che i due genitori proponevano sui palcoscenici. Si trattava di spettacoli che a larghe linee potremmo definire clowneschi, sfocianti a tratti nell’assurdo comico con rocamboleschi numeri simil-circensi e situazioni paradossali. Il piccolo Buster era immerso in questo mondo non solamente da un punto di vista mentale ma anche strettamente fisico. Pare, infatti, che i genitori lo “utilizzassero” come fantoccio vivente sottoponendolo a numerosi numeri di contorsione o di agilità al di sopra delle comuni possibilità di un bambino. Pare anche che i genitori subirono una denuncia per maltrattamento di minori, denuncia ritirata nel momento in cui il pargolo rivelò di non accusare alcun dolore durante quei numeri e, anzi, di divertirsi come un matto.
Va da sé comprendere come tutte queste esperienze abbiano formato ed artisticamente influenzato il giovane Buster lungo la sua carriera, andando a confluire nella sua personale visione del cinema.
Un cinema che all’epoca non riuscì ad ottenere i meritati riconoscimenti, forse adombrato da un colosso come Charlie Chaplin o forse, semplicemente, come spesso accade, non compreso appieno.
I film interpretati da Keaton, soprattutto quelli diretti da lui stesso, si presentano a tutt’oggi attuali, divertenti nella loro tragicità e pervasi da un senso dell’assurdo quasi di gusto surrealista, pur essendo il nostro completamente estraneo a quel movimento.
Gags, inseguimenti reiterati, sfortune quotidiane, romanticismo delicato e poetico, tutto questo, quasi sempre, calato in uno scenario urbano. Un piccolo uomo vestito con abiti di taglia superiore alla sua, calzando scarpe lunghe e indossando un semplice cappello (che si porterà dietro sino all’ultimo film interpretato nel 1965: Film di Alan Schneider, scritto da Samuel Beckett), e con un volto impassibile, aldilà della malinconia o della felicità, vaga tra i palazzi delle metropoli o in aperta campagna come alla perenne ricerca di qualche cosa.
Probabilmente non è casuale che la sua, breve, carriera si sia conclusa interpretando un film scritto da uno dei grandi teorici dell’assurdo come Samuel Beckett. C’è una sottile linea che unisce i due artisti, la ricerca della comicità nella tragedia dell’esistenza, nella solitudine, nell’indigenza e nei personaggi che stanno ai margini delle moderne società capitaliste. Vedere Buster Keaton è come vedere coloro che attendono Godot, persi in un vuoto che li fa compiere azioni che, a noi, appaiono inspiegabili e al di fuori delle comuni usanze comportamentali.
La sua produzione cinematografica non è particolarmente vasta. Dopo studi teatrali e gli anni di apprendistato come spalla di Roscoe “Fatty” Arbuckle (vera e propria star del cinema muto americano) inizia la sua carriera da protagonista e regista. E’ qui che Keaton riesce ad esprimersi compiutamente raggiungendo la completa maturità. La prova di questa tesi è data dal primo cortometraggio da lui firmato e da noi musicato:
Una Settimana (One Week) 23’- 1920
Come esordio ci troviamo di fronte ad un autentico capolavoro di rigore e forma. Ogni piccolo elemento del film va a formare un’enorme mosaico accecante di perfezione.
Il mondo di Buster è già tutto delineato e pronto. Il paradosso, il ludo, la malinconia, l’amore, il gioco plastico del corpo dell’attore, il suo sguardo vacuo ma colmo di elementi.
I suoi lavori si moltiplicano alternando lungometraggi a corti come
La Casa Stregata (The Haunted House) 21’- 1921
Altro capitolo della saga keatoniana consacrato, quasi esclusivamente, al lato comico/atletico del nostro. Anche in questo caso abbiamo un perfetto congegno filmico con diverse situazioni che si susseguono in una serie di esilaranti siparietti che ripercorrono i punti cardine dell’arte di Keaton.
Tiro a Segno (The High Sign) 21’- 1921
In quell’anno (1921) la produzione di Buster Keaton arrivò a vette di espressività altissime.
Qui l’attore si trova protagonista di una storia apparentemente lineare dove si affastellano elementi, diciamo, di “disturbo” che la rendono squisitamente comica. Vi è inoltre un piccolo saggio del Buster Keaton inventore di congegni rudimentali ma dalle funzioni avveniristiche.
I Vicini (Neighbours) 17’- 1920
Con Neighbours Keaton costruisce una superba e classica storia d’amore filtrata dal suo mondo lunare e fantastico. Il volto romantico di un genio della risata.
La carriera di Buster ebbe una brusca frenata con l’avvento del sonoro. L’arte del nostro era troppo caratterizzata sul movimento e sulla mono-espressione di quel volto per piegarsi all’uso della parola. Furono altri a proseguire il cammino riuscendo a fare della parola la loro grande forza (Chaplin I Fratelli Marx, Stanlio e Ollio). Buster finirà nell’ombra del suo stesso genio avendo qua e là qualche parte in film di grande rilievo, Viale del Tramonto di Billy Wilder nel 1950 su tutti ma la sua stagione si compì nel decennio del ’20.
Circolarmente Buster nacque col muto e morì con lo stesso nell’Atto Senza Parole di Samuel Beckett già ricordato in precedenza e denominato semplicemente Film.
Una carriera coerente che tentiamo di ricordare e di omaggiare al meglio.
CineOrchestra
Una ‘piccola’ orchestra che fa della musica la sua professione e la sua vita, un insieme di musicisti che credono nell’esistenza di un collegamento tangibile tra le varie arti.
Sono qui proprio per questo, unire la musica con le immagini, condizionare ciò che vediamo, coinvolgere lo spettatore nella magnifica esperienza dell’ audiovisione.
Davide Garola
Trombone, Flicorno
Fabio Gorlier
Pianoforte
Michele Anelli
Contrabbasso
Lorenzo Arese
Batteria, Percussioni
CURRICULUM VITAE MUSICISTI
DAVIDE GAROLA
Si cimenta nello studio della chitarra all’età di sette anni e a dieci si esibisce abitualmente in pubblico; a sedici anni intraprende lo studio della tromba presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino. In parallelo agli studi classici, spinto dalla passione e dall’interesse per la musica afro-americana, studia il trombone a coulisse con J. Capriuolo.
Comincia ad esibirsi nella Big Band di Cherasco diretta da R. Andreoli con la quale tiene numerosi concerti in Italia e in Germania. Con un quintetto di tromboni con J. Capriuolo ( I trb della RAI di Torino), R. Andreoli, G.Marchesi ( trb basso della RAI di Torino) e G.Bogliano ( trb della Big Band di Gianni Basso) partecipa alla “IV Rassegna Internazionale di Jazz di Moncalieri”.
Ha collaborato con: Emanuele Cisi, Pino Russo, Max Filannino, Ciro Buttari, Francesco Bertone, Four Fellows, Scuola “Alto Perfezionamento di Saluzzo”, Luis Casih, Enzo Zirilli, Beppe Bima, Fabrizio Bosso, Gianni Negro, Remo Ramondetti, Francesca Oliveri, Felice Reggio e altri.
FABIO GORLIER
Fabio Gorlier si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio “G. Verdi” di Torino, dopo aver studiato al Civico Istituto Musicale di Alba sotto la guida del Prof. Valter Protto. Successivamente ha seguito un master pianistico presso il Conservatorio di Alessandria. Parallelamente si è accostato al jazz partecipando ai corsi di pianoforte e armonia moderna al Centro Jazz di Torino. Si è poi perfezionato ai Seminari di Arquato, Siena dove viene scelto per la masterclass di Enrico Rava, e Nuoro dove vince la borsa di studio come miglior pianista, studiando con i più grandi nomi del jazz italiano, tra cui Franco D’Andrea, Riccardo Zegna, Maria Pia de Vito e Danilo Rea. Ha approfondito lo studio della musica anche a livello universitario laureandosi in Discipline Artistiche, Musicali e dello Spettacolo e in Storia della Musica presso l’Università di Torino, studiando anche in Francia presso l’Université “F. Rabelais” di Tours, città dove ha tenuto alcuni concerti con l’Orchestra Jazz della città. E’ attivo da diversi anni con un’intensa attività concertistica che spazia dalla musica classica a quella moderna, con una particolare predilezione per il jazz. In particolare si è esibito con l’Orchestra “G. Pressenda” di Alba, la “Jam Studio Orchestra” di Torino, il Jazz Ensemble del Conservatorio di Cuneo, il Gruppo dei seminari di Nuoro Jazz, e con molte altre formazioni. Attualmente svolge attività didattica presso gli Istituti Musicali “A. Gandino” di Bra e “L. Rocca” di Alba. Svolge anche attività giornalistica e di ricerca dedicata alla musica, pubblicando articoli per la rivista francese “Analyse Musicale”, Il “Giornale della Musica”, il Teatro di Arezzo, l’Istituto per i Beni Musicali del Piemonte e alcune rassegne musicali quali “Rivoli in Musica” e “L’Altro Suono”.
MICHELE ANELLI
Oltrepassati i doverosi studi classici, compiuti privatamente, e laureatosi in Lettere e Filosofia con una dissertazione sulla colonna sonora jazz nel cinema incomincia la pratica jazzistica studiando dapprima con Enrico Fazio presso la Scuola Civica di Torino, successivamente sotto la guida del Maestro Saverio Miele. Frequenta diversi seminari a tenuti da Drew Gress e da Ares Tavolazzi e studia altresì con Luigi Tessarollo, Diego Borotti, Stefano Maccagno, Manu Roche, Alessandro Maiorino.
Attualmente si sta perfezionando con il contrabbassista/compositore Mauro Battisti.
E’ bassista fisso delle Free-Style Orchestra diretta da Diego Borotti. La presenza nella big band gli ha permesso di suonare al fianco di Alberto Mandarini, Luigi Tessarollo, Daniele Tione e Diego Mascherpa.
Sempre in compagnia di Diego Borotti, insieme a Stefano Maccagno ,Andrea Penna e Moreno Donofrio ha partecipato al festival jazz di Ravensburg .
Insegna presso la scuola di musica La Ritmica diretta da Gianni Branca ed è membro stabile del Gruppo Jazz Universitario. Collabora stabilmente con l’ Istituto Musicale di Rivoli.
Oltre a svolgere attività di free-lancer fa parte di numerose formazioni a progetto.
Ha collaborato, tra gli altri, con Diego Borotti, Paolo Musarò, Eugenio Mirti, Lorenzo Arese, Fabio Giachino, Sergio Di Gennaro, Giuseppe Torrente, Fabio Gorlier, Folco Fedele, Enrico Bigoni, Daniele Bergese, Emanuel Donadelli…….
LORENZO ARESE
Batterista impegnato in diversi contesti musicali, che spaziano dal pop/rock, alla musica d’autore e al jazz, compie i primi studi sotto la guida di Riccardo Serra (Lou Dalfin) e Bruno Astesana. Negli ultimi anni segue seminari e lezioni con Eugenio Mori, Stefano Bagnoli, Elio Rivagli, Christian Meyer, John Riley, Horacio “El Negro” Hernandez, Ellade Bandini, Marco Volpe.
Nel 2007 inoltre frequenta Siena Jazz, seguendo le lezioni di Fabrizio Sferra e Paolino dalla Porta, e nel 2008 dapprima il seminario “We Love Jazz”, con Jimmy Cobb, Byron Landham e Benny Golson, poi il seminario “Roma Jazz’s Cool” a Roma, con Salvatore Bonafede, Scott Colley, Joey Calderazzo e Jeff “Tain” Watts. Le collaborazioni passate ed attuali annoverano un lungo elenco di musicisti e formazioni, tra Piemonte e Lombardia, sia in ambito pop/rock/folk (Pubblicirock, Monica Postiglione, Luca Allievi, Elia, Lou Gai Saber, Endura, Ivano Gruarin, Giampaolo Marinelli, EquiVoci, Crazy Strings) che jazz/fusion (tra i musicisti cito Davide Liberti, Roberto Chiriaco, Marcello Burdese, Fabio Giachino, Fabio Gorlier, Andrea Bozzetto, Beppe Nicolosi, Riccardo Moffa, Michele Anelli, Mauro Battisti, Maurizio Vespa, Matteo Ravizza, Alessandro Fadini, Nikolaj Limanskij, Roberto Andreoli, Gianni De Nitto).
Nel 2008 suona al Summer Jamboree, festival di rilevanza internazionale, con i Crazy Strings.